Popolo che cammina, buon Natale!

Popolo che cammina, buon Natale!

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1), ascoltiamo nella Messa della notte di Natale. Chi cammina e si affatica, secondo il profeta Isaia, non è un uomo singolo ma è un popolo. Tuttavia, vale sempre la pena chiederci: se nelle tenebre talvolta non riusciamo a vedere la luce che il Signore ha acceso per noi, può essere che abbiamo smesso di essere un popolo? Forse, infatti, non abbiamo smesso di camminare nelle tenebre, come dice il profeta, ma abbiamo smesso di farlo tutti insieme. Quando?

Quando abbiamo deciso di andare ognuno per i fatti nostri, forti delle nostre personali convinzioni, e di ignorare i consigli degli altri; quando abbiamo deciso di realizzare autonomamente (non liberamente!) il nostro futuro, sulla base di assurdi diritti che negano doveri, incuranti che non esiste soltanto la nostra vita da costruire, ma anche quella degli altri; quando abbiamo deciso che importa solo ciò che dà senso al nostro oggi, infischiandocene del domani, delle future generazioni, di chi vive al di là dei nostri confini geografici ed esistenziali, di un pianeta del quale non ci importa nulla; quando abbiamo deciso che questo “Consigliere ammirabile” che Dio ci ha dato nella forma di un Bambino è interessante fino ad un certo punto: se ci accarezza, ci conforta, ci fa divertire e anestetizza i nostri desideri profondi va bene, altrimenti è una palla al piede, un dio arretrato che detta norme inutili, che invade la nostra libertà, che non ha nulla a che fare con i nostri affari quotidiani… E più che “consigliere ammirabile” è diventato un “consigliere inutile”, buono solo a soddisfare qualche grido che non riusciamo a strozzare o addolcire temporaneamente un animo insoddisfatto che vogliamo mantenere acido. Il Natale ci ricorda che la gioia può darsi solo se è «gioia di tutto il popolo» (cfr. Lc 2,10 – Vangelo). Proviamo a recuperare, in questo Natale, il senso autentico – «puro» dice l’Apostolo (cfr. Tt 2,14) – di essere un popolo, una comunità, mettendo da parte tutto ciò che ci divide e tutto ciò di cui non abbiamo bisogno.

Forse soltanto allora, se ci sforziamo di essere un po’ più popolo e camminare insieme (fare “sinodo”, ci ricorda il Papa), riusciremo a vagare nelle tenebre, a provare un po’ di gioia, a spezzare ogni giogo che imponiamo su noi stessi e sugli altri, a bruciare ogni mantello intriso di sangue e di violenza, ad accogliere quel “Consigliere ammirabile” che Dio ci manda come principe della pace, «ora e per sempre» (cfr. Is 9,1-6).

Capiremo, insomma, che ciò di cui abbiamo realmente bisogno è di ‘questo’ Natale.

Buon Natale!


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